Notizie Storiche

 Da visitare:

• Apice Vecchia;

• Rudere del ponte romano sulla strada Appia;

• Reperti archeologici di epoca romana nella località Starza;

• Chiese di S. Maria Assunta in Cielo e di S. Nicola;

• Conventi di S. Francesco (ruderi) e di S. Antonio;

• Chiesa di S. Lorenzo;

• Chiesa di S. Donato (dipendente dalla Badia di S. Sofia);

• Castello di Apice Vecchia, a pianta quadrangolare;

 

L’origine di questa ridente cittadina si fa risalire alla presenza,in loco,di Marco Apicio il quale fu incaricato dal Senato Romano di ricompensare, su fondi pubblici, alcuni legionari e di ripartire ai coloni alcune terre del Sannio.

L’antico nome, infatti, era Apicium e la presenza oggi di una contrada denominata S.Giovanni a Marcopio, sembra confermare la diretta derivazione dal famoso Marco Apicio.

La veridicità dell'ipotesi è giustificata anche da altre vicende. A pochi chilometri da Apice, ad esempio, è possibile scorgere i resti della via Appia e del ponte Appiano, a testimonianza del fatto che una colonia romana fu sicuramente impegnata nella costruzione di detta opera, e che gli operai si raccolsero nella nostra terra e fondarono un villaggio.


Località "Ponte Rotto" – Ponte Appiano

Inoltre, sul muro esterno della Chiesa di S. Nicola è scolpito un fascio littorio sormontante una testa di bue, distintivo dei Romani; altra prova sono le colonne, i capitelli, le antiche tombe, le monete ed altri oggetti dell'epoca ritrovati in tutta la zona.

I castelli

I castelli presenti nella zona furono edificati durante il Medioevo, soprattutto nel periodo normanno, e sovente sorgevano in posizioni strategiche, come la cima dei colli oppure il valico delle valli. I castelli erano cinti da grosse mura e muniti di torri; spesso intorno al castello vi era un profondo fossato pieno d'acqua e dei ponti levatoi davanti alle porte. Oltre all'abitazione signorile, vi era una cappella, grosse camerate per uomini di armi, magazzini e scuderie, mentre nel seminterrato vi erano le terribili carceri.

 


Castello dell’Ettore (Apice Vecchia)
 

Il castello dell’Ettore è sicuramente quello meglio conservato. E’ situato a nord dell'ingresso del vecchio paese ed è un grande fabbricato che, con il passare dei secoli, ha subìto grandi trasformazioni.

Esso domina tutto il paese ed infatti tutti i vicoli principali conducono alla sua piazza: questa posizione strategica era una caratteristica dei castelli, perché il signore feudale dall'alto vegliava sull'abitato.

Nel trascorrere degli anni, il castello dell’Ettore è stato trasformato in Casa Comunale, Caserma dei Carabinieri, Scuola Elementare, Sede del Fascio, e ultimamente in Museo Storico con annessa Biblioteca. Oggi può essere ammirato, almeno in parte, nel suo intero splendore grazie ad un laborioso progetto di ristrutturazione attuato dal Comune.

In contrada Cubante Recupo, in una posizione molto vantaggiosa per difendere Apice dai Saraceni, sorgeva un castello detto “Castiglione”. Esso fu raso al suolo da Landolfo la Greca, Contestabile di Benevento, che per rappresaglia contro i Normanni, i quali esercitavano soprusi e prepotenza contro i Beneventani, assalì Apice (allora appartenente alla Contea di Ariano) radendo al suolo il castello sito nel luogo"Castiglione", per cui oggi non rimane alcuna vestigia.

Altro importante castello è quello detto “del Principe”.
Situato sul Calore, oggi nel comune di Calvi (piccolo centro abitato confinante con il comune di Apice), fu edificato da Federico II che vi dimorò per un lungo periodo affinché potesse aprire trattative di pace con i Beneventani.
 

Le chiese

Anticamente le parrocchie di Apice erano quattro: S. Maria Assunta in Cielo, S. Nicola, S. Pietro e S. Bartolomeo.

Delle quattro parrocchie ne restano attualmente due: l'Abbazia di S. Maria Assunta e la parrocchia di San Nicola.

La parrocchia di San Bartolomeo fu parzialmente distrutta dal terremoto del 1732; successivamente fu aggregata a quella di San Nicola che, attualmente, è dedicata ai due Santi.

Il sisma del 1860,invece, distrusse la parrocchia di San Pietro che era situata in piazza S. Pietro, nel vecchio centro abitato; sotto il pavimento della chiesa, prima della costruzione del cimitero, venivano sepolti i morti del comune.

Chiesa di S. Maria Assunta in Cielo

L’anno di costruzione di questa bellissima chiesa è sconosciuto, data la mancanza di documenti, ma è diffusa l'opinione che la sua fondazione risalga al XIV° secolo.

La chiesa è a tre navate con in fondo un magnifico coro; la spaziosa sacrestia, composta da due camere, è adibita ad archivio ed alla conservazione dei paramenti sacri. La chiesa,poi, è abbellita anche da un grazioso giardino e, prima del terremoto del 1930, aveva un alto e artistico campanile.

Annessa alla chiesa è la Congrega di Santa Maria Immacolata; nel 1618 il Cardinale Maria Vincenzo Orsini vi istituì la Confraternita del SS. Corpo di Cristo con concessioni di indulgenze nelle varie festività dell'anno.

Nella chiesa abbaziale erano conservate le seguenti sacre reliquie:
velo della Madonna; pallio di San Giuseppe; osso di San Filippo Neri; osso di San Pietro; osso di San Paolo; osso di San Donato; osso di Sant'Antonio Abate; osso di San Marco Vescovo; cuore, abito, carne ed ossa di San Giuseppe da Copertino; veste di Sant'Andrea di Avellino; mantello di San Francesco di Paola.

Parrocchia di S. Nicola

Anche per la parrocchia di San Nicola nulla si conosce circa la data della sua fondazione. Ad essa, comunque, è legata l'importante leggenda delle origini di Apice.

La chiesa ha una bella sacrestia, che attraverso un corridoio termina in un piccolo giardino. Annessa alla chiesa vi era la Congrega di Santa Maria del Rosario, costituita prima del 1600.

Anche questa chiesa è stata più volte distrutta dai vari terremoti che si sono susseguiti e più volte è stata riportata all'antico splendore, fino all'ultimo sisma del 1980.

La parrocchia conservava, fino a qualche anno fa, le seguenti reliquie:
legno della Santa Croce; osso di Sant'Anna; osso di Sant'Alfonso Liguori; osso di San Giovanni Battista.

E' curioso osservare che i sacerdoti di questa parrocchia, per concessione fatta dall'Arcivescovo, hanno il privilegio di indossare la pelliccia o il mozzetto.
 


L'esterno della chiesa di S. Nicola

 

Il convento di Sant' Antonio

Il Convento di Sant'Antonio si trova poco distante dall'attuale centro abitato di Apice. Una lapide incassata nella parete sinistra della chiesa ci dice che il convento fu edificato nel 1530 da Padre Ludovico Fossombrone.


L'ingresso del Santuario di S. Antonio

La chiesa del Convento presenta un’architettura molto interessante; l'altare maggiore è un’opera d'arte in legno del 1694 realizzata Bernardino da Massa. Al centro dell'altare maggiore, incastonato nel legno, è posto un bellissimo quadro raffigurante San Francesco che riceve le stimmate.

Sul lato destro della navata vi è l'altare dedicato a Sant’ Antonio, al di sopra del quale è presente la miracolosa immagine del Santo padovano, dipinto con il copricapo in testa, con il giglio nella mano sinistra e nella destra un libro.

La chiesa è arricchita di indulgenza plenaria nei seguenti giorni: festa di San Francesco, di Sant'Antonio da Padova e di Santa Chiara. Durante queste festività, il visitatore guadagna 40 anni e 300 giorni di indulgenze, così come riportato dalla lapide che era posta sulla navata sinistra.

Questo Convento è un Santuario paragonabile a quelli più importanti d'Italia. Qui, specialmente durante la tredicina (vedi la sezione "Eventi") e nel giorno della festa di Sant'Antonio di Padova (13 giugno) si recano migliaia di persone dai paesi limitrofi e non, ed alcuni ancora oggi, giungono a piedi fino all'altare del Santo.

La fonte miracolosa

Apice possiede il grande privilegio di avere una fonte miracolosa scaturita per virtù di San Francesco d'Assisi.

San Francesco d'Assisi, attraversando il Sannio, si recò ad Apice e sopra un'amena e pittoresca collina, da cui si gode di un vasto panorama, edificò per sé e per i suoi frati il Convento di S. Maria dell'Oliva.

Nel folto bosco, prima di giungere alla cima del colle, nei pressi dell'eremitaggio di S. Maria dell'Oliva, Frate Francesco riuscì ad ottenere la regolare cessione di un pezzo di terreno a favore dei suoi frati, i quali in quel luogo scavarono rozze e strette celle per dedicarsi meglio alla contemplazione ed alla preghiera.

In quel tempo la contrada era povera di acqua, tanto che gli abitanti del luogo per fornirsene dovevano recarsi fino al fiume Calore: il Santo secondo la leggenda compì il prodigio di far zampillare l'acqua da un grosso masso.

La leggenda narra che i monaci, nello scavare la fonte, trovarono ostacolo e non poterono smuovere un grosso sasso, per cui chiamarono San Francesco, il quale si curvò e con appena tre dita, cioè il pollice, l’ indice e il medio, sollevò il grosso macigno, facendo sgorgare acqua fresca, limpida ed abbondante.

La fonte miracolosa è di fronte al luogo dove era situata la cella del Santo; si accede alla fonte entrando in una grotta e sul muro destro vi è una pietra su cui è incisa a seguente epigrafe:

F
onte miracolosa scatorita dal P.S. Francesco – anno salutis nostrae MCCXXII

Sul lato sinistro, invece, a ricordo del prodigio si conserva ancora il grosso macigno con le impronte delle tre dita del Santo.
Si racconta che l'acqua, abbondantissima, è alimentata soltanto da tre gocce che cadono ad intervalli regolari; all'interno della fonte si scorge, scolpito sul masso, un frate con le braccia incrociate.

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